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pensare al suicidio molte volte al giorno fa male ?

IAN CURTIS July 15, 1956 – May 18, 1980
"Instincts that can still betray
us,a journey that leads to the sun,
soulless and bent on destruction,
a struggle between right and wrong.
You take my place in the showdown,
I'll observe with a pitiful eye,
and humbly ask for forgiveness,
a request well beyond you and I.
Heart and soul, one will burn"
Nel programma di Mike Buongiorno abbiamo assistito all'ennesimo stravolgimento di un episodio storico: l'attentato di Via Rasella. Riporto sotto l'episodio nel racconto di due telespettatori che hanno scritto indignati ad Augias.
«In seguito a quale attentato fu compiuto il tristemente famoso eccidio delle Fosse Ardeatine?». La concorrente, correttamente: Via Rasella. Mike Bongiorno: «Risposta esatta, esso fu compiuto come rappresaglia all'attentato nel quale persero la vita 32 militari tedeschi, per ciascuno dei quali furono uccisi dieci prigionieri italiani, scelti principalmente fra ebrei. Non si compiono gesti dei genere sapendo di esporre innocenti a rappresaglie. E loro lo sapevano bene! I tedeschi lo avevano detto diverse volte eh? Va bene, andiamo avanti».
I giornali definiscono la cosa come "la gaffe di Bongiorno". Ma questa non è una delle tante gaffe del personaggio che Berlusconi voleva senatore a vita (come Caligola fece col suo cavallo) per quali oscuri meriti ce lo stiamo ancora chiedendo.L'uscita non è un gaffe è una vera porcata, perchè dimostra che l'uomo o è ignorante come una capra o è in malafede. In qualunque caso farebbe bene a tacere. Questa strage è un episodio oscuro, perchè documenti storici hanno comprovato che l'eccidio doveva rimanere segreto. Che I tedeschi comunicarono della strage a fatto avvenuto.Ora che senso avrebbe una rappresaglia se essa poi rimane segreta?I militari presentati come innocui italiani di Bolzano erano delle SS che si apprestavano ad operazioni contro i partigiani e la Resistenza. Ed i partigiani si muovevano su esplicito invito del comando atlantico che invita le popolazione a combattere con qualunque mezzo possibile i tedeschi, in modo da impegnarli su più fronti possibili.Allora di cosa parla, anzi straparla, Bongiorno?
A partire da :
"L'ordine è già stato eseguito Roma, le fosse Ardeatine, la memoria" di Alessandro Portelli
Il 23 marzo 1944 i Gruppi d'Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca di polizia in Via Rasella.
il 24 marzo per rappresaglia i nazisti uccideranno 335 persone in una cava sulla via Ardeatina.
il 25 marzo sui giornali di Roma compaiono le parole dei nazisti che annunciano tanto l'azione dei partigiani quanto l'eccidio che seguì.
Questa sembra una storia che inizia un giorno e termina due giorni dopo, che si consuma in poche ore. Ma in un libro pubblicato l'anno scorso, "L'ORDINE È GIÀ STATO ESEGUITO" di Alessandro Portelli, vincitore del Premio Viareggio, questa storia di poche ore viene inserita nella storia dei 9 mesi di occupazione nazista a Roma, e poi in quella dei 5 anni della guerra, dei 20 anni del fascismo: nella storia orale di Roma che diventa capitale e inizia velocemente a cambiare. "Il libro si fonda su circa 200 interviste a singole persone" a testimoniare che questa non è la storia di quei tre giorni, ma qualcosa di vivo e ancora riconoscibile nella memoria di una intera città.Un mito raccontato al rovescio
L'eccidio delle Fosse Ardeatine è conosciuto da tutti, e in particolare per i romani ha segnato il momento più tragico dell'occupazione nazista. In questi mesi mi è spesso capitato di parlare del progetto al quale stavo lavorando e dopo un attimo vedere la cassiera del bar o il tecnico del teatro che mi si avvicinava dicendomi "io sono il figlio del ragazzino che giocava a pallone a via Rasella il giorno dell'azione partigiana" o "io mi chiamo Carla perché mio nonno si chiamava Carlo ed è morto alle Ardeatine" … All'inizio mi sembravano casualità, ma poi riflettendoci non è difficile capire che 335 morti alle Ardeatine hanno alle spalle centinaia di famiglie, migliaia di persone. Eppure la storia di questo eccidio è conosciuta sempre al contrario. Quasi tutti sanno che i nazisti subito dopo l'attentato partigiano di via Rasella mandarono in giro per Roma centinaia di comunicati, sui manifesti, sui giornali e alla radio. Ma visto che i partigiani non si presentavano, risposero al loro silenzio uccidendo 10 italiani per ogni tedesco morto. È una storia che sanno tutti anche se è una grande menzogna e questo per ammissione degli stessi tedeschi. Nel processo del novembre '46 al giudice che chiedeva: ma voi avreste potuto dire "se la popolazione romana non consegnerà entro un dato termine il responsabile dell'attentato io fucilerò 10 romani per ogni tedesco ucciso?"
Kesserling rispondeva: ora in tempi più tranquilli dopo tre anni passati devo dire che la idea sarebbe stata molto buona.
- Giudice: ma non lo faceste
- Kesserling: no, non lo feci.
E poi i nazisti come avrebbero potuto cercare i responsabili della bomba in via Rasella se tra l'esplosione di quella bomba e l'eccidio delle fosse Ardeatine non passarono alcuni giorni, ma soltanto poche ore. (1)
A Roma non esiste un'immagine chiara di ciò che fu il movimento partigiano. I partigiani ce li immaginiamo mentre camminano in montagna e cantano Bella Ciao, ma a Roma erano i tedeschi e i fascisti gli unici che avevano il permesso di muoversi in gruppo e cantare. I partigiani romani si muovevano soli o in gruppi di due e Carla Capponi (che partecipò anche all'azione di via Rasella) dirà che fu un'emozione quando sentì una persona che la chiamava per nome ad alta voce.
Il racconto della lotta partigiana e dell'occupazione nazista a Roma viene spesso raccontata in maniera confusa, ma soprattutto l'eccidio delle Ardeatine e l'azione di via Rasella che lo precedette sono ormai parte di un mito negativo, di una storia che viene raccontata al contrario. Io ho provato, partendo dai materiali pubblicati nel libro di Alessandro Portelli "L'ordine è già stato eseguito" a dare voce a quella parte orale della storia che ancora racconta quei giorni in maniera viva, diretta e non rovesciata.
(1) Infatti l'attentato di via Rasella è del 23 marzo del 44. Il giorno successivo, 24 marzo apparvero i manifesti tedeschi con l'avviso della rappresaglia e dell'ordine già eseguito. Quando sarebbero state fatte le indagini, quando i partigiani sarebbero venuti a conoscenza dell'annunciata strage e quando avrebbero avuto il tempo di presentarsi, ammesso che avessero intenzione di farlo?
Com'è arrivata l'eroina In Italia: dal noan all'anfetamina
Roma, 1970. - 560 tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane. L'eroina, a Roma, è sconosciuta.Roma, 21 marzo 1970. - I1 Nucleo Antidroga dei Carabinieri, diretto dal capitano Giancarlo Servolini, del SID, irrompe in un "barcone" sul Tevere: 90 arresti. Motivo: la droga. "2.000 giovani si drogavano sul barcone" spara "Il Tempo," quotidiano romano in cui la cronaca era diretta da Franz D'Asaro, attuale direttore dell'organo dell'MSI, "Il Secolo d'Italia." È lo scandalo dell'anno: in sei mesi escono sui giornali nazionali, oltre diecimila articoli sulla "droga," un quantitativo pari al totale degli articoli usciti nei sette anni precedenti.Roma, novembre 1975. - Gli eroinomani sono migliaia: lo ammette anche il centro Antidroga del Comune ("Panorama," 27 novembre 1975, p. 63)Che cosa è successo tra il '70 e il '75, a Roma e in Italia? Il '75 è l'anno dei primi morti di eroina: l'opinione pubblica è traumatizzata. Ma l'eroina non è arrivata misteriosamente, a caso, tutto d'un tratto. Le tre notizie che abbiamo riportato sono legate a filo doppio.Nel 1970, l'equipe di ricercatori presso il Centro per le tossicosi da farmaci stupefacenti e psicotropi ha avuto modo di accostare un vasto campione di giovani tossicomani romani: 142. Il Centro aveva note garanzie di riservatezza e vi si rivolgevano senza problemi tutti i tossicomani dei ceti medi e inferiori (gli alto-superiori hanno la possibilità di usare strutture specializzate private).Tutti questi ragazzi (meno di 25 anni) usavano "droga pesante": non oppio e morfina, ma anfetamine, barbiturici e ipnotici non barbiturici; tutti erano "tossicomani": avevano un livello notevole di dipendenza fisica ed erano pesantemente coinvolti nell'esperieza, spesso travolti da essa. Gli stati mentali in cui una persona viene portata da dosi "pesanti" di anfetamina e barbiturici (o ipnotici non-barbiturici, come il metaqualone) sono fortemente confusionali; molto raramente un individuo, anche molto "allenato" riesce a controllare l'esperienza o a mantenersi lucido. Nei barbiturici e negli ipnotici, gioca il meccanismo farmacologico: la differenza con gli analgesici narcotici come la morfina è proprio la perdita di coscienza, o la riduzione di coscienza: L'anfetamina, che a basse dosi, quando non si è ancora instaurata la dipendenza, è uno stimolante cerebrale forte ma non eccezionale, ad alte dosi (e per giunta endovena), è una bomba incontrollabile.Perché, "cercando droga," questi giovani trovavano anfetamina e barbiturici? Ci vuole un passo indietro, al periodo '65-'67. In quell'epoca, un numero enorme di giovanissimi (decine di migliaia) si familiarizza con lo psicofarmaco; nelle farmacie si trova di tutto; in casa, le madri cominciano a usare tranquillanti. Quando nasce lo "yé-yé," il piacere proibito della maggior parte dei ragazzi è la sigaretta (di tabacco) e il whisky; cinque anni prima, in Francia, migliaia di giovani già si "divertivano" con le anfetamine. E anche gli "yé-yé," con molto ritardo, scoprono che il whisky è "piú buono" con la pasticca. Noan, Valium, Ansiolin, non sono stimolanti, ma con un bicchiere di whisky fanno un certo effetto, fanno sentire diversi; per i ragazzi, lo stato normale, il comportamento normale è una "rottura." Nessuno pensa a drogarsi, alla droga: gli psicofarmaci sono solo "pasticche," siringhe non se ne vedono. Nasce un linguaggio, un gergo. I prodotti preferiti sono i prodotti in quel momento lanciati dall'industria farmaceutica: non perché i ragazzi sono sensibili in modo particolare ai contenuti della pubblicità, ma perché vanno in farmacia e chiedono specialità che hanno sentito nominare. Oltre al cocktail tranquillanti-alcool, vanno a fiumi il Revonal (della Bracco) e gli altri sonniferi a base di metaqualone; i barbiturici dell’industria sono famosissimi così , psicotonici, ricostituenti, ecc.; l'uso è comune anche per motivi di "produttività" (studio e lavoro) e la gente si abitua a familiarizzarsi col farmaco.Per l'anfetamina, valgono molti discorsi che si fanno sulle droghe e che non si attagliano, per esempio all'eroina; il mito della droga che quando si comincia non si può piú smettere ha una parte di verità per l'anfetamina: grosse dosi di anfetamina provocano una tale confusione mentale e depressione, che chi "ritorna" dall'esperienza non è molto in grado di scegliere lucidamente; e, per eliminare la depressione, prende un'altra dose abbondante. Quando nel '67 e nel '68, comincia, soprattutto fra gli studenti e fra i primi gruppi di controcultura, a girare l'hascisc, ci si aspetterebbe una vasta diffusione fra le decine di migliaia di giovani consumatori di pasticche, se non altro per motivi banali, come provare una droga nuova. Ma non si fanno i conti con la logica di mercato: la diffusione artigianale dell'hascisc (giovani che vengono da Istanbul o dal Marocco) non conta su protezioni mafiose o di polizia; e incontra subito una dura repressione, con pesanti condanne in Tribunale, soprattutto a Roma e Milano nel '68 (oltre duecento arresti). La domanda di massa di droga nel mercato viene soddisfatta solo dalle farmacie: si crea una separazione di fatto fra giovani proletari e giovani della nuova sinistra che "fumano"; il rapporto è troppo rischioso, e i giovani proletari vengono "avviati" dalla logica del mercato alla farmacia. La Wellcome, rappresentante italiana della gigantesca Wellcome inglese, vede arrivare la Metedrina (Methedrine Wellcome), un'anfetamina pura, all'8 % del sub fatturato.Con la formula "anfetamina alle masse" e hascisc ai pochi, non c'è da stupirsi se nel '70 soltanto a Roma si contano 560 tossicomani. Ma il momento determinante nello sviluppo del modello delle tossicomanie, in Italia, è il "Barcone."In seguito alla clamorosa operazione dei carabinieri romani, si scatena un'eccezionale repressione di massa: nel '70, gli arresti hanno un boom e superano le 100 unità (cfr. M. Rusconi e G. Blumir, La droga e il sistema, Feltrinelli, Milano 1972, pp. 209-226); perquisizioni e retate arrivano dappertutto, come nella villa di Praiano (Salerno) ……………e restano in carcere piú di un anno tranne Carol, che muore al manicomio criminale di Pozzuoli. Il giudice istruttore Verasani aveva rifiutato le cure (Carol era malata di diabete) con la seguente motivazione: "questi drogati dicono di essere malati perché vogliono la droga." Il fatto, famosissimo, rende l'idea del clima incredibile della repressione post-"Barcone": retate di trenta-quaranta persone a volta; titoloni sulle prime pagine dei giornali. Nasce in Italia la "psicosi" droga: per decine di milioni di italiani la droga diventa un "male oscuro," per centinaia di migliaia di giovani, una tentazione proibita.Solo tre anni dopo, l'opinione pubblica viene a sapere, da un dossier di controinformazione di Stampa Alternativa (La droga nera) che la storia del "Barcone" era una truffa: i carabinieri avevano dichiarato ai giornali di aver reperito nel "Barcone" mezzo chilo di hascisc, siringhe, eccitanti, e decine di giovani in stato confusionale; in realtà, come risulta dagli atti dell'istruttoria, il corpo di reato era mezzo grammo di hascisc "trovato" in un cestino della spazzatura, e "nessun giovane fu incriminato perché agli esami medici nessuno risultò aver consumato stupefacenti." La colossale montatura, del "Tempo" e del SID, aveva scopi politici precisi: tenere le decine di migliaia di studenti medi, in un periodo particolarmente combattivo, sotto il mirino della repressione, coi poliziotti davanti alle scuole, e genitori, comitati e presidi mobilitati in funzione antidroga; e, sul versante droga, determinare il modello di sviluppo del mercato. I carabinieri costituiscono Nuclei Antidroga in tutta Italia; lavorano gomito a gomito col Narcotic Bureau; intrattengono rapporti continui con l'Ambasciata americana, diretta dal filogolpista, ambasciatore Graham Martin, amico del generale Miceli (a cui ha fatto versare 500 milioni, secondo il Rapporto Pike del Senato USA); e inviano uomini in USA ai corsi specializzati nelle tecniche di infiltrazione; il capitano del Nucleo, Servolini, è stato numerose volte presentato come fascista e non ha mai smentito: per esempio, nella controinchiesta La strage di stato e su "Notizie Radicali"; secondo "Lotta Continua," avrebbe protetto la spedizione delle guardie forestali contro la RAI-TV nella notte del golpe di Borghese (cfr. "Lotta Continua," 4 ottobre 1975, p. 2); la caserma di Servolini sta a pochi metri dalla RAI; il famoso proclama agli italiani di Borghese cominciava ricordando un'Italia ridotta a "popolo di drogati, devastata dagli stupefacenti e dal comunismo." Siamo nel periodo d'oro del generale Miceli e dei suoi rapporti privilegiati con i politici e con l'ambasciata americana.La grande paura della droga scatenata dal caso "Barcone," provoca degli effetti scientificamente prevedibili: interessa alla droga, artificiosamente, centinaia di migliaia di giovani sprovveduti, attirati dalla curiosità; è il concetto, teorizzato in America di "scare"; "nella storia della droga in America - dice Victor Pawlak, Direttore della “Do It Now Foundation” - abbiamo visto che i grandi boom dell'uso di certe sostanze sono stati provocati da qualche campagna di stampa che ha fatto detonare un panico di massa nella popolazione adulta e una curiosità artificiale nella popolazione giovane." Successe cosí per la colla degli aeroplanini: all'inizio degli anni '70 alcuni giornali americani spararono sulle prime pagine la notizia che un certo numero di ragazzini usava la colla come droga inalante; un anno dopo, i "drogati" di colla, erano passati da poche centinaia a centinaia di migliaia in tutto il paese.L'effetto del "Barcone" in Italia, fu il "boom" clamoroso dell'uso di anfetamina: non le pasticche dei ragazzi "yé-yé," ma le iniezioni endovena. Nel 1970, i tossicomani negli Ospedali Psichiatrici milanesi, sono meno di dieci; nel '71, trentuno; nel '72, centoquaranta; sono quasi tutti casi di anfetamina e tutti casi di "bucomani," abituati a iniettarsi i farmaci; il "boom" dell'anfetamina coincide con il "boom" del buco, con l'inizio della "cultura del buco": esattamente il modello corrispondente alle immagini droga sparate dai giornali: il capellone con la siringa. Le migliaia di giovani sprovveduti, attirati dalla droga, trovano, a bassissimo prezzo e in libera vendita, l'anfetamina: e trovano alla luce del sole e non disturbati dalla polizia, gruppi di tossicomani pronti a insegnargli la tecnica dell'iniezione e fargli le iniezioni direttamente. Non trovano invece la droga leggera, perché i prezzi cominciano a essere alti (anche piú di 2-3.000 il grammo), la qualità scadente e la reperibilità scarsa. Numerosi ragazzi cominciano la loro esperienza-droga dall'anfetamina in vena. È il massacro. Dopo due anni, i casi di psicosi cronica sono migliaia. I quartieri centrali come Brera e Campo dei Fiori, ritrovo di compagni del movimento, ma già tartassati dalla repressione, diventano teatro dei guai deliranti dell'anfetamina; si inserisce il mercato grigio, che specula sulle difficoltà di alcuni tossicomani cronici, guardati male dai farmacisti, e fa circolare l'anfetamina a prezzo maggiorato. "Vi siete mai chiesti dove sono finiti alcuni vostri vecchi amici - sí, di quelli magri - quelli con gli occhi fuori dalle orbite - quelli matti - alcuni sono morti. Vi ricordate il `Polacco' e Peter, ovvero 40 pastiglie in due." "Se mi sputtano è perché vedo i miei migliori amici che stanno male" scrive "Sballo," un ragazzo molto "dentro" alla Metedrina (Droga e sistema, cit., p. 121), proprio in quel periodo, a Brera.Nella primavera del '72 l'anfetamina è una piaga di massa. oggi i ricercatori sanno che la rapidità e la violenza con cui è cresciuto il fenomeno sono una conseguenza diretta della campagna politica nata a Roma nel marzo '70: la dottoressa Maria Grazia Cogliati, dell'equipe psichiatrica, dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia, diretta dal prof. Dr. Franco Basaglia, ha dedicato una lunga, lucida e sconcertante analisi a tre annate del quotidiano "Il Tempo" (1968-1970), compreso il caso "Barcone." Il lavoro, capillare e massiccio, dei "giornalisti d'assalto," funziona su un doppio livello: a) Influenzare direttamente la burocrazia statale, i carabinieri e le forze di polizia sensibilizzandoli ancora di piú alla repressione dura contro i capelloni e i drogati e fornendo loro una copertura politica. b) Influenzare l'opinione pubblica, a livello di massa, imponendo anche in Italia il mito della marijuana come droga assassina: criminalizzando tutti i capelloni come sospetti consumatori: l'effetto sul pubblico è profondo, perché "Il Tempo" funziona da direttore d'orchestra in tutta la campagna e le sue veline vengono riprese da tutta la catena dei giornali di Monti e anche dalla stampa nazionale: il risultato è "un atteggiamento basato sulla paura, sul disprezzo e sull'intolleranza." Si crea il tossicomane, perché chiunque inizia con le droghe nocive viene sbattuto in un vicolo cieco, "impossibilitato a trovare un lavoro o un alloggio o una solidarietà." Rendendo la vita impossibile a capelloni, freackettoni nelle piazze o nelle case e respinti e visti come drogati dalla gente, costringe una parte di loro a darsi alla droga pesante (Analisi del comportamento comunicativo di un giornale romano, in Esperienze di una ricerca sulle tossicomanie giovanili in Italia, a cura di L. Cancrini, Mondadori, Milano 1973, pp. 194-230).L'alleanza opinione pubblica-polizia è fondamentale per rendere possibile e credibile la repressione dei giovani proletari e delle droghe leggere; in società dove la gente è piú informata sulla nocività delle varie droghe, sui modi efficaci di affrontare un eventuale problema di tossicomania, si crea automaticamente una rete di protezione, dalla famiglia agli amici, intorno a chi usa droghe illegali; in Italia, il caso tipico dopo il '70, è quello del genitore che denuncia il figlio alla polizia e che chiede ai carabinieri di salvarlo dalla droga. È un risultato eccellente, voluto: la trasformazione della famiglia in una rete capillare di spionaggio gratuito per la polizia. Una pacchia: solo a loro spese, naturalmente, i genitori sprovveduti, che hanno chiesto "aiuto" ai carabinieri, scopriranno che ciò vuol dire mandare in galera il loro figlio per due anni e trasformarlo in un rottame. Un' equipe dell'Istituto Superiore di Sociologia di Milano, coordinata dal professor Guido Martinotti, ha analizzato, valendosi di tecniche di elaborazione elettronica, tutti gli articoli sulla droga apparsi su sei quotidiani significativi ("Corriere della Sera," "Giorno," "L'Unità," "La Notte," "La Stampa," "L'Avvenire"); ecco come vengono caratterizzati, nella maggioranza dei casi, i consumatori di droghe leggere arrestati dalla polizia: devianti, squallidi,» «disumani, violenti," "sprovveduti," (C. Caraccia, C. Costa, G. Martinotti, La stampa quotidiana e la droga, in Droga e società italiana, Indagine del Centro Nazionale di Prevenzione e difesa sociale, Giuffré, Milano 1974). Nella ricerca condotta per l'Amministrazione provinciale di Milano, gli psicologi Quadrio e colleghi hanno rilevato statisticamente che nel '73, la stragrande maggioranza della popolazione aveva accettato le idee reazionarie diffuse dalla stampa: il 50,8 % , riteneva che individui particolarmente attirati dalla droga fossero gli omosessuali; tra i problemi ritenuti "attualmente preoccupanti" in Italia, il 70.1 % dei giovani credeva che le droghe hanno solo effetti negativi," il 38,4 % riteneva che "tutte le droghe sono egualmente dannose," il 23,9 % indicava l'hascisc fra le droghe giudicate piú dannose, il 33,2 % rispondeva "sí" alla domanda "le darebbe fastidio se un drogato venisse ad abitare nel suo quartiere," il 45,1 % rispondeva "sí" alla domanda "le darebbe fastidio se un drogato venisse ad abitare nel suo caseggiato?" e addirittura un 82 % di sí per "se volesse imparentarsi con la sua famiglia?" (A. Quadrio, B. Barbero Avanzini, F. Dogana, 141. Sacchi, Il problema della droga nella società contemporanea. Indagine sulla opinione pubblica milanese, in Droga e società italiana, cit.).Grazie al "Tempo" e ai carabinieri del SID, chi fuma qualche sigaretta di marijuana è visto dalla gente peggio di un lebbroso. È chiaro anche che nei giovani con queste opinioni, basta un momento di esperienza personale con una qualsiasi droga non schifosa, per far crollare tutte le resistenze: il 33,5 % degli intervistati tra i 16 e i 20 anni indica l'hascisc fra le droghe piú pericolose. Sono masse "predestinate" all'eroina.I primi morti. L'anfetamina è una droga pesanteIl primissimo è Gianni Favero, 20 anni, di Mestre, assassinato dalla Squadra Narcotici di Milano e dal carcere milanese di San Vittore: i funzionari della questura lo arrestano con un paio d'etti di hascisc in seguito a una spiata. È la solita storia: i poliziotti di Milano e Roma sono dei precursori del clima post-barcone degli anni '70; il capo della Mobile milanese, il dottor Beneforti, si scatena contro i compagni che portano un po' d'hascisc da ; Istanbul, e intanto, invece che alla lotta contro gli evasori fiscali o i truffatori alla Felice Riva, sì dedica allo spionaggio telefonico, insieme a Tom Ponzi (fatti per cui finirà in galera nel '73, nel corso dell'istruttoria sulle intercettazioni). Il ragazzo arrestato questa volta è un consumatore di anfetamina: in carcere non lo curano e muore dopo pochi mesi per nefrite.La seconda è Carol Berger, senza nessuna malattia di droga: assassinata da un giudice istruttore di Salerno, che le nega le cure (vedi paragrafo precedente).I primi morti "diretti" sono del '72: e sono quattro; Fiorella Nicolato, a Vicenza, in febbraio, uccisa da un barbiturico in associazione (lo Strofosedan); Pietro Lagomaggiore in marzo, a Milano: anfetamine; Elisa Toso, 16 anni, in settembre, a Trino Vercellese: anfetamine; Patrizia Paolucci, a Milano in dicembre: anfetamine. Sono solo i morti apparsi sui quotidiani nazionali: poi ci sono gli altri, quelli che muoiono come cani, in una toilette o in una soffitta, per una dose fatale di anfetamina; quelli di cui parla "Sballo," non registrati dai medici o dalla stampa: l'anfetamina non è una droga.Dall’anfetamina alla morfinaIl 17 maggio 1972, il ministro della Sanità del governo Andreotti, il democristiano Athos Valsecchi (incriminato nel '74 per lo scandalo del petrolio) inserisce nell'elenco degli stupefacenti le anfetamine: ben 34 anni dopo la Svezia e dopo una polemica di venti anni delle Nazioni Unite contro lo stato italiano.Il provvedimento arriva all'improvviso, quando i consumatori di anfetamina endovena sono in tutta Italia almeno diecimila, e i tossicomani non meno di cinquemila. Il lancio pubblicitario della nuova legge è notevole (prima pagina sui giornali); in parte è un provvedimento-truffa, perché vengono messe fuorilegge soltanto un terzo delle anfetamine, che le case ritirano dal commercio. Restano in circolazione dozzine di specialità, dal Preludin Compositum della Boehringer al Magriz della Pierrel al Magrene della Ravasini, al Tenuate della multinazionale Richardson and Merrell. Sono prodotti a fatturato altissimo perché usati da centinaia di migliaia di persone, in maggioranza donne, come dimagranti.Gli effetti sul mercato della proibizione delle anfetamine sono clamorosi; nell'autunno del '72, arriva, a Roma, la morfina. Prezzi bassi, ottima qualità: è cloridato di morfina della Mercks, un'industria tedesca che si è sbarazzata di enormi scorte (diverse tonnellate) di morfina in pasticche, con un sistema originale. Le organizzazioni…….. …(c’è un salto nella pagina , ma a memoria le pasticche dovrebbero essere quelle delle scorte per i soldati americani in Vietnam,dove la guerra nel frattempo è finita e quelle scorte sono inutilizzabili) ……e medicinali; e acquistano le pastiglie (che la Mercks non saprebbe come usare perché ne è stato proibito il commercio). Milioni di pasticche finiscono a Peshawar, nel Pakistan, e vengono rivendute al mercato nero agli europei di passaggio: 30 lire a pasticca.Molti freak europei in viaggio verso l'India comciano a bucarsi con questa morfina; la voce si sparge, e nell'autunno del '72, Roma, ai concerti pop, a Campo de' Fiori e in numerosi quartieri, è inondata di morfina."Sono uscito di carcere nell'inverno '72, dopo un anno e quattro mesi. Mi avevano dato la libertà provvisoria con la legge Valpreda. Mi aveva arrestato il capitano Servolini dei carabinieri antidroga, per una pastiglia di LSD, nascosta in una biro: l'hanno trovata per una soffiata." Comincia cosí il racconto di Roberto Canale, uno delle centinaia di ragazzi e compagni romani, arrestati nel '70 dal Nucleo antidroga."Quando sono uscito, Roma non era piú la stessa: Trastevere completamente rovinata, Campo de' Fiori piena di spie, di mafiosi [...]. Quando sono entrato in carcere, a Roma c'era qualche bucomane: sballati che si facevano l'anfetamina; oppio o morfina nei giri di Trastevere e Campo de’ Fiori non se ne vedevano quasi mai. Adesso, arrivo sulla piazza e vedo dei ragazzi che vendono pastiglie di morfina davanti a tutti, come se fossero sigarette di contrabbando. 'Ma non avete paura?' Alcuni li conoscevo, erano ragazzi delle borgate. Si misero a ridere. "A te ne diamo gratis, prendila, è molto buona.""Credevo che fossero gentili perché erano vecchi amici e io ero appena uscito di prigione: mi sbagliavo. Facevano così, quasi con tutti: gratis o per 200-300 lire.`Il memoriale di Roberto Canale, in possesso di Stampa Alternativa e pubblicato in esclusiva in stralci da "Paese Sera" (Sono un drogato, ecco la mia storia), un paginone del 24 aprile '75, e l`Espresso" (Cosí funziona l'industria della morfina, 27 aprile 1975), è il documento fondamentale per capire la storia dell'eroina in Italia. Gli spacciatori di morfina non erano grossi boss mafiosi o professionisti: ma ragazzotti di periferia entrati in un'impresa più grande di loro. Nella parte inedita del memoriale, Roberto spiega di aver conosciuto in carcere parecchi ragazzi tossicomani e amici di tossicomani: tutti, quando venivano fermati ……………… e facevano questo discorso: “……. vi lasciamo stare; altrimenti, due anni al gabbio (prigione) non ve li toglie nessuno.” Il ricatto scattava anche quando i ragazzi venivano fermati senza droga. "A quella ci pensiamo noi" diceva Servolini, 'i giudici tra la nostra parola e la vostra credono a noi.' [...].Alcuni tossicomani finivano nei guai per aver fatto delle ricette false: se i carabinieri fermavano un tossicomane, Servolini gli faceva lo stesso discorso; però con una promessa in piú: “Se lavori per noi ti diamo morfina gratis.”. Dopo che ho cominciato a bucarmi, ho visto anch'io qualche volta questa morfina: era diversa da quella del Pakistan (logico: Servolini non poteva arrivare al punto di consegnare ai ragazzi droga uguale a quella che veniva venduta sul mercato dagli spacciatori, il gioco sarebbe stato troppo scoperto), e si diceva che veniva dai Laboratori farmaceutici che la forniscono in dotazione esclusiva all'esercito. La chiamavano Palfium. Del Palfium abbiamo già parlato. Fu lanciato dall’industria belga alla fine degli anni ’50 come l'analgesico del secolo che non dà assuefazione, in realtà era una specie di morfina sintetica con le stesse proprietà tossiche; i laboratori sono quelli dell'Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (autorizzato a produrre sostanze stupefacenti dal ministero della Sanità: aut. 1/860) che lavora esclusivamente per le Forze Armate: i Carabinieri ricevono i medicinali direttamente da loro.Nel '73, tra la morfina del Bangla Desh e quella dell'esercito, Roma è inondata di droga pesante. Le pasticche vengono soprannominate "Peshawar," i clienti cominciano ad arrivare anche da altre città, Milano, Bologna, Firenze.La morfina fa strage fra i tossicomani da anfetamina, già abituati alle iniezioni, e contenti di passare a una tossicomania apparentemente più tranquilla dei continui deliri dell`anfe": le prime centinaia, migliaia, di reclute, sono ex anfetaminici.Gli spacciatori sono una trentina, ma lavorano parecchio, in una decina di "piazze," dal centro, Campo de' Fiori, a zone come piazza Quadrata (il Piper), piazza Bologna, la Balduina, Monteverde, a zone di periferia come Boccea o Montesacro. I piú importanti sono una decina e non hanno difficoltà ad andare e tornare dal Pakistan ……………..informatori dei Carabinieri del Nucleo Antidroga, vendevano sotto gli occhi dei carabinieri in borghese," accusa il memoriale Canale. Il Nucleo non ha mai smentito: e non ha reagito nemmeno alla clamorosa denuncia contro il suo titolare (capitano Mazzotta) per "corruzione e spaccio di eroina" presentata il 2 luglio 1975 da Stampa Alternativa alla Procura della Repubblica di Roma, in base al memoriale ed a un voluminoso dossier.D'altra parte, già nel '73, il "Corriere della Sera" aveva pubblicato in prima pagina una clamorosa (quanto involontaria) rivelazione dell'ambasciata americana, racchiusa in un libretto ad uso e consumo esclusivo dei turisti americani, per metterli in guardia contro le leggi italiane, in cui si affermava testualmente: "I giovani americani non sanno che in Italia gli spacciatori di droga sono anche spie del Nucleo Antidroga e vengono ricompensati in cambio di informazioni dettagliate sugli acquirenti/consumatori (Alfonso Madeo, La droga trabocchetto per i turisti a Roma, "Corriere della Sera," 23 maggio 1973). Una chiara accusa di protezione e connivenza, anche questa mai smentita, anzi, in seguito alla quale il gran capo dell'Antidroga, il capitano Servolini, venne subito dopo destituito dalle sue funzioni e trasferito.Gli spacciatori agiscono indisturbati; mentre continuano al solito ritmo gli arresti per hascisc, non un solo arresto viene effettuato per detenzione o spacciò di morfina tra il ,'72 e l'estate del '73." Dal febbraio 1973, il Centro Antidroga del Comune di Roma comincia a ricevere i primi casi di intossicazione da morfina: nel settembre 1974, è possibile fare i conti. Sono passati dal centro, -160 giovani: tutti consumatori abituali di oppiacei; nel 1970, su 142 tossicomani trattati dal Centro per le "tossicosi da stupefacenti e psicotropi gestito dall'equipe di Cancrini (e ora chiuso), nessuno era morfinomane o eroinomane, tutti erano farmacodipendenti da psicofarmaci (cfr. L. Cancrini, M. Malagoli Togliatti, G. Meucci; Droga: chi, come, perché, Sansoni, Firenze 1972, pp. 53-54). La situazione si è completamente ribaltata: l'escalation dall'anfetamina alla morfina è documentata in modo evidente.Il neuropsichiatria dottor Riccardo Zerbetto, dell'equipe del Centro Antidroga, segnala un 36 % di ex consumatori di anfetamine, piú di un terzo del totale (in L'impiego del metadone nel trattamento della morfinodipendenza, in "Rassegna di studi psichiatrici," vol. LXIII, fasc. 6, novembre-dicembre 1974, p. 875).Dalla morfina all'eroina. L'inverno dell'eroina: '74 - ‘75.Quando le scorte pakistane di morfina della Mercks finiscono, il giro cambia: è il momento dell'eroina, che ad Amsterdam ('74) si trova anche a 10.000 lire al grammo. Tutti i morfinomani passano senza difficoltà all'eroina: l'inverno 74/75 segna la diffusione di massa.Ormai a Livorno, quelli del giro bucano quasi tutti. L'eroina si è fatta viva già da un pezzo, da parecchi mesi (prima era un fatto sporadico) con regolarità. Costa 10.000 lire a busta e i ragazzi incastrati la rimediano con furtarelli o vendendo altra `"ero". Per quanto riguarda l'hascisc, il discorso è quello che si fa in moltissime città: per periodi relativamente lunghi sparisce del tutto e appare la roba pesante; e dopo un po' l'erba ricompare ancora, ma a prezzi assurdi: per 5.000 lire ti danno un `joint' (sigarettone a base di hascisc, N.d.R), un 'joint' e mezzo. Arresti, per il fumo, ce ne sono sempre. Per l'eroina, uno o due: chi ce l'aveva per venderla, è subito uscito; l'altro, un ragazzo di 18 anni preso nel giro, è ancora dentro," scrive all'inizio della primavera una studentessa di Livorno."A Genova ( da sempre una buona piazza per l'acquisto di droghe leggere provenienti dal porto) circa tre ' mesi fa quei figli di puttana mafiosi hanno fatto sparire quasi completamente la "merda" (è la parola di gergo ' per l'hascisc, dall’inglese shit )" scrive un compagno anarchico. "All'inizio l'hanno distribuita anche gratis o comunque a un prezzo bassissimo. Adesso sono passati a 90.000 lire il grammo; per quanto riguarda la `merda,' i prezzi prima dell'inverno erano questi: marocco: 60.000 all'etto; libano rosso: 80.000; pakistano nero: 90.000. I prezzi delle stecchette partivano da un minimo di 1.500-2.000 al grammo. Adesso i prezzi sono cambiati ed è difficilissimo trovare della roba che non sia una fregatura: marocco: 90.000; libano:………………….. strade il nero va addirittura a 270.000, 250-300.000.L'operazione eroina si basa su tre fattori:
Senza nessun problema, sparita la morfina, sostituirla con l'eroina; anche se i prezzi sono piú alti, i morfinomani non hanno scelta; é l'eroina è anche farmacologicamente un sostituto adatto.b} Là manovra di mercato: i mafiosi dell'eroina controllano una quota del mercato della droga leggera; non hanno -nessuna difficoltà 'a fingere una carestia- della merce o ad alzare artificiosamente il prezzo; contemporaneamente, immettendo sul mercato eroina a basso prezzo o semi-gratuita, si compie un'operazione promozionale verso, i "neofiti", della droga, le migliaia di ragazzi, che, stimolati dai meccanismi che abbiamo descritto in precedenza, si avvicinano al mercato nero per "provare" la droga,nella misura in cui in cui, come documentano le indagini di Quadrio e della sua equipe di psicologi, questi ragazzi ignorano i pericoli dell'eroina, o hanno un'immagine confusa della droga in generale, non esistono resistenze specifiche all'uso di eroina. Inoltre, la migliore pubblicità è quella del prezzo. basso: ciò è particolarmente vero per i giovani operai, proletari e sottoproletari. Nell'inverno '74-71 nelle grandi città operaie come Torino e Milano quello del prezzo è il fattore chiave con cui vengono agganciati i giovani operai.c) Chi controlla il racket dell'eroina ha la necessità per potere alterare i prezzi del mercato delle droghe leggere, o per poter limitare drasticamente la disponibilità di hascisc, di influire sulle quote di mercato dell'hascisc controllate da altri, non legati al racket. L'unico modo di influire su queste quote sono gli arresti e i sequestri, che non possono, per evidenti motivi, essere operati direttamente dai trafficanti. Tuttavia 'il trimestre novembre/ gennaio segna un "boom" clamoroso negli arresti per droghe leggere: oltre 2.000 in tutta Italia, pari a una media annua di 8.000. I "fumatori" vengono arrestati a dozzine alla volta, compreso piccole città come Monza, dove il 16 dicembre (cfr. "Il Giorno") vengono arrestati dodici ragazzi di Lissone, Macherio, Sovico: di cui 8 operai e 1 meccanico; l'epidemia coinvolge molte regioni e città dove per anni gli arresti sono stati rarissimi o inesistenti: l'Umbria ..(Spoleto, Foligno, Terni, Perugia), la Calabria Trieste ……………); i centri minori della Lombardia (Bergamo, Treviglio), la Puglia (Bari, Mola), la Sicilia (Catania, Palermo); nelle grandi città (Torino, Firenze, Bologna, Roma, Milano, Genova) c'è un'intensificazione delle retate soprattutto a Milano si cerca di colpire le quote piú vistose dell’importazione: il 26 gennaio i carabinieri sequestrano 41 kg di olio di hashish, il cui valore è dieci volte superiore all'hashish semplice (stimato in mezzo miliardo). Le operazioni nel Nord Italia sono promosse dal Nucleo Antidroga dei carabinieri di Milano, diretto dal capitano Guarnotta, braccio destro di Servolini nel caso del "Barcone" sul Tevere (e autore in proprio della famosa provocazione contro Re Nudo: 67 arresti in un circolo privato); al centro fra Roma-Umbria-Firenze-Napoli, dal Nucleo Antidroga dei Carabinieri di Roma.I Nuclei Antidroga ritornano a farla da protagonisti nell’operazione eroina:soltanto col loro aiuto i trafficanti di eroina possono controllare le quote di mercato (droghe leggere) non in mano loro: l’operazione “ inverno dell’eroina” , con ritiro delle droghe leggere e massicce immissioni di eroina a basso prezzo funziona e riesce perché con i 2000 e passa arresti e con gli importanti sequestri delle medie e grosse importazioni i carabinieri hanno bloccato il mercato dell’hashish dando via libera ai trafficanti di eroina.la collina degli spiriti
Negli anni settanta Vincenzo Muccioli lavorava come albergatore all’hotel Stella polare di proprietà della moglie, signora Antonietta, che a sua volta l’aveva ereditato dai genitori.
Per essere precisi Muccioli un lavoro vero e proprio non ce lo aveva mai avuto anche per l’agiata posizione economica che il padre, assicuratore e proprietario terriero, aveva raggiunto in quel di Rimini. E chissà, fu forse per ingannare la noia di una vita monotona che non riusciva a frenare il suo bisogno di evadere dalla normalità, che Vincenzo si avvicinò seppur tiepidamente alle pratiche medianiche, con l’aiuto di un suo amico, Luciano Rossi. Fu solo più tardi però, ormai quarantenne, che scoprì di possedere doti da medium e di essere in grado di captare messaggi extrasensoriali.
La cosa doveva essere di grande impatto emotivo (Muccioli durante le sedute andava in trance e identificandosi col Cristo predicava la comunione dei beni) perché nel giro di poco tempo quei pochi che assistevano diventarono sempre più, fino a costituirsi in un gruppo, il Cenacolo che si trasferì sulla collina benedetta di S. Patrignano, di proprietà di Vincenzo, dove tutti insieme si coltivava la Vigna del Signore. E poiché Muccioli predicava vita umile e povertà i proventi di questo lavoro, rigorosamente gratuito, sarebbero stati devoluti ai bisognosi. Risulta superfluo precisare, a questo punto, che gli adepti del Cenacolo venivano invitati a privarsi dei loro beni terreni e a rinunciare alle tentazioni della carne. Un po' meno, invece, che per stupire gli spettatori Vincenzo si presentasse con graffi sul costato e i piedi, annunciando loro di avere le stimmate. «L’ho visto attraverso una finestra mentre si praticava dei tagli sulle mani con un trincetto per la pelle, prima di una seduta medianica» dichiarerà in tribunale Lino Grossi.
Come sempre in questi casi i più suggestionabili non riuscivano a dare a queste esperienze la giusta dimensione e finivano per cadere in uno stato di dedizione assoluta che si rifletteva negativamente persino sulla loro vita familiare.
«Sono convinta che mio marito sia stato plagiato dal Muccioli e che costui l’abbia messo contro di me» é la dichiarazione rilasciata al giudice istruttore da una donna, Maria Teresa Tusino che nel ‘78 sporse denuncia contro il marito, Giulio Canini, che l’aveva picchiata per il suo rifiuto a che il figlioletto lo seguisse in comunità. Giulio Canini é morto suicida qualche anno dopo per cause non del tutto chiare e sembra lasciando un diario che non é mai stato ritrovato.
Nel frattempo la Vigna del Signore andava sempre meglio e diventava sempre più affollata anche da quei tossicodipendenti che cominciavano ad arrivare per farsi curare.
Evidentemente però, non tutti gli adepti dovevano essere così sprovveduti perché alla richiesta di due loro, Bruno Camosetti e Guerrino Pieri, di vederci chiaro sull’effettiva destinazione dei proventi della Vigna dove si allevavano anche cani, cigni e pollame, l’autorità giudiziaria arrivò a dimostrare che unici beneficiari di alcuni degli assegni rintracciati erano stati Muccioli e sua zia Serafina.
Ormai, però, l’attività principale di S. Patrignano era quella di centro d'accoglienza per i tossicodipendenti che arrivavano a supplicare assistenza e l’iniziale piccola Vigna del Signore é oggi diventata un’estensione di 220 ettari di terreno dove 2189 tossicodipendenti e non, fatturano, con le varie attività produttive, circa 22 miliardi annui: laboratori di falegnameria, la tristemente nota pellicceria, allevamenti di ogni genere (quello con i 300 purosangue da gare internazionali é considerato il migliore d’Europa, ma dei cavalli ne riparleremo) e perfino un ospedale all’avanguardia per la cura dei malati di Aids inaugurato nientepopodimeno che da tre dei ministri del governo Berlusconi (Costa, sanità; Guidi, famiglia; Biondi, giustizia). Un vero e proprio marchio di garanzia per la struttura, peccato che la stessa sia stata costruita in gran parte abusivamente. Ma niente paura; non può certo una quisquilia del genere fermare il guru di S. Patrignano. E qui entra in gioco un altro aspetto dell’inesauribile Vincenzo: le amicizie influenti. Il 24 settembre 1994 al Comune di Coriano, di cui SanPa é frazione, arrivano, presentate dal geometra della comunità, Sergio Pierini, trentuno richieste di sanatoria per abuso edilizio perpetrato, guarda un po', proprio quando del Comune era Sindaco (PCI) lo stesso Pierini. Il perché, poi, della richiesta a che le pratiche fossero protocollate immediatamente, si capirà solo quando, tre giorni più tardi, arriverà un decreto approvato dal consiglio dei ministri che conferisce agli edifici adibiti a comunità terapeutiche e a quelli per l’inserimento sociosanitario nelle stesse, la qualifica di opere pubbliche indifferibili e urgenti che pertanto sono esonerate dal pagamento degli oneri di concessione oltre alla possibilità di una loro realizzazione in deroga agli strumenti urbanistici. In soldoni : Vincenzone avrebbe potuto, d’ora in poi, costruire tutto quanto voleva senza alcun permesso, risparmiare i circa quattro miliardi che avrebbe dovuto versare per il condono degli abusi già fatti e, di fatto, dunque, condonare l’intera S. Patrignano, compresa la sua villa, alla quale torneremo comunque fra poco. Muccioli, quindi, sapeva almeno tre giorni prima della sua firma, dell’esistenza del decreto legge; questo, chiaramente nella più innocente delle ipotesi.
Ma le sue amicizie non si fermano certo a quelle arcinote, politiche: Craxi, De Lorenzo, Benvenuto (che addirittura si vanta di averci fatto un Primo Maggio a SanPa), ma anche e soprattutto giornalisti, o meglio chi a una parte di loro dà lavoro: Letizia Moratti, presidentessa della Rai e moglie di quel Gianmarco Moratti, petroliere, assieme al quale trascorre i suoi fine settimana proprio nella comunità in una villa accanto a quella del guru. E con questo credo di aver fugato anche i vostri ultimi, più ostinati dubbi, sul perché di tutta la piaggeria che la televisione di Stato (!) ci ha vomitato addosso ogni qualvolta si é toccato il tasto-Muccioli, negli ultimi tempi.
Ma eccoci alla villa: «Una villa principesca. Una villa di circa 1500 metri quadri, con un grande parco recintato, con fagiani, galli cedroni, fenicotteri rosa. Una volta c’erano anche i daini. E una gabbia con le pantere. In cantina c’é la Jacuzzi, l’acquario di pesci tropicali, la sauna, la cantina di vini pregiati del figlio, il caveau blindato. Per non parlare del parco macchine: suo figlio Andrea la Mercedes 300 e lo scooterone Honda, suo figlio Giacomo la Porsche Carrera cabrio e la Bmw K100 oltre ad una Range Rover per le gare di autocross. Lui, Vincenzo, girava con la Mercedes 600, la moglie con una Bmw 318 familiare. E infine il personale di servizio. C’era un maggiordomo in livrea che serviva il the su vassoi d’argento e in guanti bianchi. E cinque fra cameriere e stiratrici». A parlare é Roberto Assirelli, testimone contro Muccioli al processo per il delitto Maranzano. Ha lavorato tredici anni a SanPa dove é entrato come tossico e ne é uscito guarito: oggi é assessore PDS al bilancio e alla cultura al comune di Coriano.
A onor del vero va precisato che Muccioli aveva regalato tutti i beni immobili di appartenenza della comunità alla Fondazione S. Patrignano, nata sul finire del 1985, qualche mese dopo la sua condanna nel 6/2/85 per gli incatenamenti e prima dell’assoluzione in appello il 28/11/87. Col trucco, però, niente paura. L’art. 11 dello statuto recita: «se entro tre anni dal riconoscimento della personalità giuridica (cioè entro il 26 marzo 1994), il patrimonio della fondazione supera la soglia dei quattro miliardi la casa potrà ritornare di proprietà dei figli se ne faranno richiesta entro il 2001. Richiesta da inoltrare al Presidente della Fondazione», cioè Muccioli stesso! (per la cronaca, oggi SanPa è valutato oltre 30 miliardi). E i macchinari, i beni mobili, i famosissimi cavalli, di chi sono?
Già, i cavalli. Per loro Vincenzo non ha mai badato a spese: si dice che Wejawey sia stato acquistato per due miliardi e trecento milioni mentre Kassandra per soli due miliardi. E Roberto Assirelli ha detto che per acquistare purosangue veniva spedito in giro per l’Europa, con i soldi nascosti in un doppio fondo delle auto che venivano all’uopo preparate per la comunità in un autosalone di Milano; ma che c’entra questo con il recupero dei tossicodipendenti?
Il famoso metodo Muccioli
Siamo nel ‘79 quando ai carabinieri arriva un ritaglio di giornale con su scritto: «Sono prigioniero di queste persone. Telefonate alla polizia o ai carabinieri. Ho già avuto 7 collassi e sto malissimo». Il ventisettenne Paolo Morosini, sottoposto a cura intensiva di disintossicazione, era stato imprigionato da quattro giorni. La vicenda non ha comunque un seguito perché Muccioli si discolperà affermando «i drogati sono gente capace di intendere ma non di volere».
Non va a finire allo stesso modo, invece, in un’altra occasione: il 28 ottobre 1980 una ragazza di ventitré anni, Maria Rosa Cesarini, si presenta alla squadra mobile di Forlì raccontando di essere fuggita da S. Patrignano dopo essere stata rinchiusa per sedici (!) giorni in una piccionaia. Quando i poliziotti irrompono nella comunità, trovano Luciano Rubini e Leonardo Biagiotti incatenati in due locali usati come canile, Marco Marcello Costi incatenato alla porta in ferro di un locale di tre metri per uno e Massimo Sola incatenato ad un manufatto adibito a colombaia. Tutte queste persone deporranno qualche giorno dopo; tutte tranne una, Leonardo Biagiotti, trovato morto sulla linea ferroviaria a Castelfranco Emilia, diretto a Milano, caduto dal treno. Vincenzone viene arrestato con alcuni suoi collaboratori e imprigionato per un mese; il processo verrà tenuto quattro anni più tardi e finirà con una condanna a venti mesi per Muccioli in primo grado e assoluzione in appello. Ma veniamo alle testimonianze di tutti quelli che hanno deposto all’altro, ben più grave e recente processo che ha investito Muccioli: quello per l’omicidio di Maranzano, ammazzato nel reparto manutenzione. A rispondere é Claudio Ghira, ex-medico di S. Patrignano: -Cosa succedeva alla manutenzione?- «Pestaggi e cure successive. Ricordo una testa spaccata e ricucita con una ventina di punti. E una milza esplosa a pugni» -Ci sono stati altri morti oltre a Maranzano?- «No, in quel modo no.» -In altri modi?- «Molti dei suicidi della comunità sono quantomeno sospetti...» -Si poteva entrare al reparto manutenzione?- «No. Ci sono due medici presenti 24 ore su 24. E poi Capogreco, il responsabile del reparto» -Ma che medici sono se non denunciano questi metodi?- «Credono in Muccioli. Se sei dentro é perché gli credi» -I rapporti sessuali sono controllati da Muccioli?- «Certo, ma nessuno controlla i suoi. Eppure quante volte lo abbiamo visto a letto con i ragazzi più giovani? Per molti di noi, però, almeno fino a quando non si riesce a passare dalla fase acritica, anche quello viene visto come un modo per stare vicino ad una persona che sta male» -Parli di rapporti omosessuali forzati?- «So di un ragazzo milanese che sicuramente ha visto i suoi problemi aumentare proprio per le eccessive attenzioni del babbo. Il capo amava soprattutto avere rapporti orali. Diceva che anche quelli servivano per far passare energia positiva da lui ai suoi discepoli» -Voci? Leggende di S. Patrignano?- «No, io stesso ho visto Muccioli a letto con uno dei suoi ragazzi» -E dov’é oggi?- «E’ morto di Aids».
Ma il principale accusatore di Muccioli é, in questo processo, il carceriere Raimondo Crivellin in comunità noto come Piedini. Ha confessato oltre 500 sequestri di persona compiuti in sette anni di permanenza nella comunità, pestaggi, inseguimenti; alla fine deporrà per quasi cinque ore. «Tutti i giorni inseguivo tossici che scappavano da S. Patrignano. Tutti i giorni ne riportavo. Tutti i giorni ne picchiavo. Tutti i giorni ne rinchiudevo, soprattutto nella cassaforte della pellicceria. Un luogo angusto, senza finestre. Per ogni nuovo ospite Michelone cambiava combinazione alla cassaforte. Ho passato sette anni a S. Patrignano e il mio compito é sempre stato quello. Non sapevo mai la ragione di una punizione: eseguivo ordini di Muccioli». Piedini agiva insieme a Franchino e Toto, Paro-Paro e Sebastiano, tutti nella squadra punitiva. «Bastava che ci dirigessimo verso qualcuno perché il terrore gli si dipingesse sul viso. Muccioli sa come far sentire importanti, soprattutto le menti semplici. Ha scelto me perché ero un cretino. Ho creduto in Muccioli ciecamente. E ho sbagliato». E a proposito di un suicidio: «Dopo il primo suicidio, quello di Gabriele Di Paola, Muccioli mi ordinò di portare via i venti ospiti della manutenzione, il carcere della comunità. Di notte con due furgoni e qualche macchina insieme a Toto, Paro-Paro, Sebastiano e Franchino partimmo per la comunità di Botticella (é una comunità satellite di SanPa, ndr). L’obiettivo era far scomparire testimoni scomodi in un periodo in cui la comunità era tenuta d’occhio dalla polizia. Passammo due mesi vivendo da re». E interrogato sul perché dei sospetti sul suicidio: «Io l’ho visto cadere, ma non so come ha fatto a precipitare per venti metri con la faccia rivolta verso il muro. L’ho sentito gridare “No, no”, ho visto che cercava di aggrapparsi a qualcosa, senza riuscirci. Quando sono corso verso di lui era morto. Il giorno dopo Natalia Berla é scivolata fuori da un finestrino piccolissimo, ma noi eravamo già in montagna a divertirci».E ancora: «Una volta ho chiuso anche Franco Capogreco in cassaforte. Ha urlato tutta la notte perché soffre di claustrofobia. Quando é uscito era cianotico. Andava punito, ma non lo so perché. Lo dirà lui ai giudici». Poi é il turno di Paro-Paro, Marco Ghezzo: «Da S. Patrignano sono scappate migliaia di persone. Sono molti di più quelli che scappano che quelli guariti. Lui i guariti li conta ogni volta che escono. Se uno entra tre volte ed esce tre volte vale per tre guarigioni».
Per finire la testimonianza (a mezzo lettera, non é una deposizione) di una ragazza, Elisabetta Di Giovanni che oggi ha ventinove anni e che entrò nella comunità per la prima volta a sedici anni e che é uscita dalla droga solo molto tempo dopo aver lasciato S. Patrignano, con l’aiuto di Don Gino Sacchetti. «Durante la mia seconda permanenza a SanPa in due anni visitai quasi tutti i luoghi di prigionia. Venti giorni in piccionaia, un luogo circolare molto angusto, dipinto di arancione e in discesa, dove ti sentivi letteralmente impazzire. Due mesi al buio nella cassaforte della pellicceria insieme ad un dobermann malato. In un vecchio casolare abbandonato sdraiata e incatenata con tutte e due le braccia alla spalliera del letto. Mi veniva liberato un braccio due volte al giorno per mangiare, mentre per i bisogni fisiologici bastava un secchio sotto il letto. Una chiusura un po' più soft invece (quattro mesi in camera), la affrontai a causa di Marco Rossetti di Bologna. Malauguratamente chiedemmo a Muccioli il permesso di conoscerci. Dopo qualche mese di mano nella mano, non ne potevamo più e consumammo il turpe gesto. Marco, pentito, corse a raccontarlo al babbo e il risultato per me fu la chiusura dopo un’infinita serie di “gran puttana” in tutte le salse. A lui Vincenzo diede una pacca sulla spalla. Ma la chiusura più terribile, per quanto la più breve, fu una settimana nella botte. Si, un tino vero e proprio, di ferro, dove potevi stare accovacciata e dove una volta al giorno ti passavano il cibo da uno sportellino, il tutto ad un palmo dal solito secchio con gli escrementi. Non avevo ucciso nessuno, ma ben più grave era la mia colpa: ero entrata nella contestazione. Vincenzo aveva rinchiuso, sempre per futili motivi, tre ragazze considerate da tutti ed anche da lui stesso fino a qualche giorno prima, guarite. Consuelo, Martina ed Alice, anche loro contestatarie. Le aveva rinchiuse in un casolare e siccome non soffrivano abbastanza, dopo qualche giorno sospese loro i viveri. Era terribile passare da quel capannone e sentire tutto il giorno le povere tre cantare. Mi sentivo ad Auschwitz. Dopo qualche giorno fece portare Alice, la più fragile delle tre, leggermente handicappata, sul piazzale e, con una macchinetta, le rasò i capelli, tra battute deplorevoli e risate grasse. Alice di Roma riuscì a scappare e la ritrovarono l’indomani morta per overdose in Piazza Tre Martiri. Criticai pesantemente l’operato del mio padre-padrone che mi fece rinchiudere nella botte. ...E’ difficile parlare di SanPa. Ci sarebbe troppo e ancora troppo da dire: mille episodi, tutti eloquenti e dolorosi, ma il vero problema é che lo Stato italiano consideri recupero dei tossicodipendenti quello che avviene a S. Patrignano. Alfio Russo? L’ho conosciuto e sarei pronta a giurare che le cose siano andate pressappoco così. Maranzano con le sue fughe rompeva, e Vincenzo ha deciso di metterlo nel settore punitivo: nelle mani di quel pazzo violento, col cervello di un bambino di due anni. Sicuramente ha anche raccomandato ad Alfio di essere particolarmente duro e di farlo scoppiare per bene. Alfio felice, non se lo sarà fatto ripetere due volte e per il povero Maranzano si devono essere aperte le porte dell’inferno. Poi, poi forse una reazione, anche debole, minima ed Alfio ha dato sfogo alla sua furia. Poi succede l’irreparabile e via di corsa dal capo a cercare la soluzione. Soluzione che Vincenzo, scommetto senza scaldarsi più di tanto, ha trovato nella discarica. E’ impossibile, per chi é stato a S. Patrignano credere che Vincenzo non fosse al corrente di tutto. »
fonte:
http://www.altrestorie.org/news.php?extend.103
This is the room, the start of it all
No portrait so fine, only sheets on the wall
I've seen the nights,
filled with bloodsports in vain
And the body is obtained
Where will it end? (4)
These are your friends,
from childhood through youth
Who goaded you on demanded
more proof
Withdraw pain is so hard,
it can do you right in
So distorted and thin, distorted and thin
Where will it end? (4)
This is the car, at the edge of the road
There's nothing disturbed,
all the windows are closed
I guess you were right,
when we talked in the heat
There's no room for the weak
no room for the weak
Where will it end? (4)
This is the room, the start of it all
Through childhood through youth,
I remember it all
Oh I've seen the nights, filled with
bloodsport in vain
And the body's obtained, the body's obtained
Where will it end? (4)
tagliare i ponti col passato
liberarsi delle zavorre inutili
della serie "i concerti che mi ricordo"
parte 1)
echo and the bunnymen - palasport bologna circa 1982
new order - palasport bologna circa 1981
bauhaus - puntacapo bologna 1981
sound - puntacapo bologna 1983
devo palazzetto bologna 1981
clash pzza maggiore bologna 1980
gaznevada small 1981
marttha and the muffins pza maggiore 1982
polyrock pzza maggiore 1983
talkingheads bologna caserme rosse 1982
virgin prunes bologna teatro 1983
theatre of hate puntacapo 1983
siouxie and the banshees modena 1984

ian and baby, may 1980